Il passaggio, mai avvenuto, di Anelka alla Lazio

L’avvio dell’estate del 1999 non era stato propriamente entusiasmante per i tifosi laziali. Pochi mesi prima, dopo aver condotto in testa buona parte della stagione, la Lazio si vide scucire uno scudetto, apparentemente ormai cucito sul petto, da parte del Milan di Zaccheroni, che vinse il “Tricolore” più inatteso della lunga e gloriosa storia del club rossonero.

La Lazio, nomi alla mano, era superiore a quel Milan, che, ad inizio stagione, veniva indicata come la più debole delle “sette sorelle”, ovvero le squadre che sul finire degli anni ‘90 si contendevano la vittoria del campionato italiano, Ma il verdetto sul campo, però, disse che la Lazio, complice il pareggio di Firenze alla penultima di campionato, doveva accontentarsi di un prestigioso secondo posto.

Anelka, l’erede designato per ereditare il ruolo di prima punta da Christian Vieri

L’amarezza per la mancata conquista dello Scudetto fu ulteriormente acuita dalle vicende del Calciomercato Lazio, vista la partenza di Christian Vieri verso Milano, sponda nerazzurra, per la cifra record di 90 miliardi (75 “cash” + 15 relativi al costo del cartellino di Diego Pablo Simeone). Il bomber della Nazionale era, senza alcun dubbio, la migliore prima punta italiana, tra i primi cinque attaccanti del panorama internazionale.

Potente, agile, bravo tatticamente e dotati di mezzi fisici fuori dal comune, Vieri era la ciliegina di una squadra ricca di campioni, che quell’anno, nonostante l’amarezza per la mancata conquista dello Scudetto, brindavano per il primo successo continentale nella storia del club romano: la Coppa delle Coppe colta al cospetto del coriaceo Maiorca di Hector Cuper, allenatore che lo stesso Vieri ritrovò, poi, durante la sua militanza in nerazzurro.

Dopo essersi visto sfilare lo Scudetto dalla maglia dalla sponda rossonera di Milano, il popolo laziale vedeva il grande bomber raggiungere l’altra sponda dei Navigli, privata di quel calciatore che, solo dodici mesi prima, arrivò a Roma dall’Atletico Madrid per una cifra di circa 55 miliardi. Una sorta di malcelato malcontento, quindi, serpeggiava tra i tifosi. E Nello Governato, all’epoca uomo del mercato biancoceleste, cercò di metterci una pezza acquistando l’enfant prodige del calcio francese: Nicolas Anelka.

A metà degli anni ‘90, nonostante fosse poco più che quindicenne, Nicolas era considerato il talento più puro transalpino. E un uomo attento come Arsene Wenger, non poteva lasciarselo certo sfuggire. Anelka sbarcò ad Highbury a 17 anni, facendo la spola tra la prima e la seconda squadra e mise in mostra il suo talento nella stagione 1998/99, realizzando 17 goal in Premier. L’Arsenal lo aveva dichiarato incedibile.

Anelka-Lazio: affare chiuso. Ma il giocatore era in vacanza…

Ma sin da subito, i maggiori esperti di mercato avevano intuito che dinanzi ad un’offerta “monstre” il manager alsaziano avrebbe difficilmente resistito. La Lazio, forte del tesoretto accumulato dalla cessione di Vieri, propose 65 miliardi all’Arsenal, oltre ad un ricco contratto al calciatore. Tutte le parti sembravano d’accordo: squadra cedente, nuova società ed entourage del calciatore. E i giornali italiani, nessuno escluso, davano per certo l’affare.

Nicolas Anelka, in quei giorni, si trovava in vacanza e non poteva firmare il contratto, ma si dichiarò entusiasta di poter sbarcare nel campionato più competitivo in quel periodo storico e vestire la maglia della Lazio, che sul finire degli anni ‘90 poteva essere considerata una big del calcio europeo. Più i giorni passavano, però, più si intuiva che qualcosa stava cambiando.

Una trattativa ormai data per chiusa si protrasse per svariate settimane. Il calciatore, infatti, era finito nel mirino del Real Madrid, che iniziò un incessante corte e trasformò quello che sembrava un affare chiuso in una vera e propria “telenovelas” del calciomercato. L’insistenza del Real fu premiata: il giocatore scelse la maglia delle “Merengues”, che staccarono un assegno da 70 miliardi per acquisirne il cartellino.

La Lazio, già certa di poter disporre di Simone Inzaghi (reduce da un buon campionato in Serie A nella sua Piacenza), decise di virare sul più navigato Kenneth Andersson, punta esperta e navigata del calcio italiano. Al termine di quella stagione, la Lazio vinse il secondo Scudetto della propria storia, mentre Anelka fallì clamorosamente e ripartì, l’anno successivo, da dove tutto ebbe inizio: il Paris Saint Germain.